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Comar

Founded: 2019

About

Handmade in italy sport sail yacht

La Comar inizia le attività a Forlì, nel 1961 (allora si chiamava Sipla), con la produzione di Flying Junior in vetroresina. In quegli anni le costruzioni in plastica erano agli albori e l’impresa aveva un sapore pionieristico.

Crescendo rapidamente, la Sipla pose le basi della nautica popolare in Italia: il Meteor di Van de Stadt, barchetta veloce ed abitabile, fornì agli italiani un mezzo facile da gestire.

Ma la rivoluzione venne nel 1971 con il Comet 910. Disegnato a quattro mani da Van de Stadt e da Finot, il 910 era così innovativo e particolare che alla vigilia del varo, con la barca iscritta alla Middle Sea Race, i due progettisti senza preventivi accordi tra di loro chiamarono lo stesso giorno in Sipla per rinnegare la paternità di quell’oggetto rivoluzionario. Sappiamo bene come andò: il 910 stravinse la regata umiliando barche molto più grandi e blasonate.

Il successo commerciale fu sorprendente e duraturo: la nuova barca restò in produzione per più di quindici anni e fu prodotta in quasi mille esemplari. Grazie ad essa la Sipla potè costruire nuovi stabilimenti, i più moderni dell’epoca, e porre le basi per la successiva crescita dei modelli.

Intanto, dopo ormai dieci anni di esperienza, l’azienda cambiò il nome in Comar: con Finot costituirono un binomio di grande successo, come il Comet 801 o ai Comet 11 ,13 e 14, caratterizzati da scelte inedite anche per gli interni, dove il quadrato era spostato all’estrema poppa. In acqua erano barche rapide e confortevoli, con attrezzature di coperta ardite per l’epoca, come avvolgifiocco e rollaranda, e i prezzi di vendita erano molto concorrenziali.

Negli anni ottanta, la Comar affianca a Finot altri grandi progettisti, come Doug Peterson e Andrea Vallicelli. Nascono barche comode e veloci, con linee più tradizionali ma sempre al passo coi tempi.

Negli anni novanta la Comar introduce due nuovi modelli, il Genesi di tredici metri e il Phoenix di quindici, barche di grande successo ancora oggi ricercate sul mercato dell’usato. Con essi viene dato l’avvio a un radicale cambio di politica produttiva, volta al miglioramento della qualità in tutti i settori. Si comincia con l’adozione di nuove tecniche costruttive all’epoca avveniristiche: il sandwich di balsa o di termanto, la laminazione sottovuoto.

La Comar si cimenta anche nella produzione di one off da regata, come il classe libera Stradivario, su progetto di Vallicelli, che vince per ben quattro volte la Centomiglia del Garda. Con la crisi economica all’inizio degli anni novanta, molte aziende del settore nautico si trovano in difficoltà. La Comar, nonostante il buon successo dei suoi ultimi modelli, attraversa un periodo buio dovuto a problemi della proprietà di allora. Il nuovo corso della Comar inizia nel 1998, quando Massimo e Flavia Guardigli ne acquistano il nome e la tecnoligia.

Con l’avvento della attuale dirigenza, l’azienda si pone nuovi traguardi. Il mercato, infatti, ha subito negli ultimi anni un’evoluzione imprevedibile che ha portato alcuni cantieri ad organizzarsi per produrre barche in migliaia di esemplari, con una accanita guerra al ribasso dei prezzi.

Questo processo porta, però, a un progressivo decadimento della qualità finale del prodotto a causa di una semplificazione dei criteri produttivi talvolta eccessiva.

Proprio in questo la rinnovata Comar individua un nuovo settore del mercato nautico dove, al rifiuto nei confronti di un’offerta eccessivamente standardizzata, si accompagna la ricerca di un prodotto personalizzato e di qualità. I primi modelli riprendono il percorso da dove era stato lasciato: al 43 Genesi, che conferma il gradimento del mercato, vengono affiancati altri modelli di successo come il 38, il 50, il 54 e il 65, quest’ultimo su carena di Bruce Farr, primo maxi della storia Comar.

In seguito il progettista napoletano Sergio Lupoli disegna due nuovi modelli, il 33 e il 36, barche sportive ed eleganti che si comportano con onore in numerose regate internazionali. Ma ecco che lo stile e il livello qualitativo dei Comet sta per subire un repentino cambiamento. Andrea Vallicelli, storico progettista di molti Comet precedenti, presenta un disegno talmente avanti da sembrare quasi un azzardo: è il Comet 51 Sport, un cruiser-racer aggressivo dal design inedito e accattivante.

Il successo di pubblico e di critica è immediato: questo incoraggia la Comar a fare nuovi importanti investimenti. La gamma si rinnova completamente con l’avvento dei modelli 45, 41 e 38 Sport, progettati sullo spirito del 51, tutte barche apprezzate dai clienti per il design e la qualità che, negli ultimi anni, stanno confermando le ottime prestazioni con la vittoria di prestigiosi trofei internazionali.

Gli anni più recenti hanno anche evidenziato un crescente gradimento del pubblico nei riguardi della tipologia “deck saloon”, ovvero imbarcazioni con tughe panoramiche le quali, tramite ampie finestrature, rendono particolarmente luminosi gli ambienti interni. Come al solito la Comar affronta il tema con una visione originale: nascono i Raised Saloon, ovvero come abbinare la funzionalità di una luminosa deck house a forme veramente sportive. Il 52 e il 62, sempre su progetto dello studio Vallicelli, rappresentano i primi due modelli di una linea destinata a crescere in misure e numeri produttivi. In questi anni il cantiere sviluppa nuove tecnologie costruttive ma sempre nell’ottica di mantenere un ampio grado di artigianalità, questo per consentire la possibilità di personalizzare i propri modelli secondo le più svariate esigenze di ogni armatore, un’impostazione che rende Comar Yachts una struttura elastica capace di soddisfare i propri clienti e sempre pronta ad affrontare con successo le sfide del futuro ora rappresentate dai nuovi 100rs e 85rs.

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La Comar inizia le attività a Forlì, nel 1961 (allora si chiamava Sipla), con la produzione di Flying Junior in vetroresina. In quegli anni le costruzioni in plastica erano agli albori e l’impresa aveva un sapore pionieristico.

Crescendo rapidamente, la Sipla pose le basi della nautica popolare in Italia: il Meteor di Van de Stadt, barchetta veloce ed abitabile, fornì agli italiani un mezzo facile da gestire.

Ma la rivoluzione venne nel 1971 con il Comet 910. Disegnato a quattro mani da Van de Stadt e da Finot, il 910 era così innovativo e particolare che alla vigilia del varo, con la barca iscritta alla Middle Sea Race, i due progettisti senza preventivi accordi tra di loro chiamarono lo stesso giorno in Sipla per rinnegare la paternità di quell’oggetto rivoluzionario. Sappiamo bene come andò: il 910 stravinse la regata umiliando barche molto più grandi e blasonate.

Il successo commerciale fu sorprendente e duraturo: la nuova barca restò in produzione per più di quindici anni e fu prodotta in quasi mille esemplari. Grazie ad essa la Sipla potè costruire nuovi stabilimenti, i più moderni dell’epoca, e porre le basi per la successiva crescita dei modelli.

Intanto, dopo ormai dieci anni di esperienza, l’azienda cambiò il nome in Comar: con Finot costituirono un binomio di grande successo, come il Comet 801 o ai Comet 11 ,13 e 14, caratterizzati da scelte inedite anche per gli interni, dove il quadrato era spostato all’estrema poppa. In acqua erano barche rapide e confortevoli, con attrezzature di coperta ardite per l’epoca, come avvolgifiocco e rollaranda, e i prezzi di vendita erano molto concorrenziali.

Negli anni ottanta, la Comar affianca a Finot altri grandi progettisti, come Doug Peterson e Andrea Vallicelli. Nascono barche comode e veloci, con linee più tradizionali ma sempre al passo coi tempi.

Negli anni novanta la Comar introduce due nuovi modelli, il Genesi di tredici metri e il Phoenix di quindici, barche di grande successo ancora oggi ricercate sul mercato dell’usato. Con essi viene dato l’avvio a un radicale cambio di politica produttiva, volta al miglioramento della qualità in tutti i settori. Si comincia con l’adozione di nuove tecniche costruttive all’epoca avveniristiche: il sandwich di balsa o di termanto, la laminazione sottovuoto.

La Comar si cimenta anche nella produzione di one off da regata, come il classe libera Stradivario, su progetto di Vallicelli, che vince per ben quattro volte la Centomiglia del Garda. Con la crisi economica all’inizio degli anni novanta, molte aziende del settore nautico si trovano in difficoltà. La Comar, nonostante il buon successo dei suoi ultimi modelli, attraversa un periodo buio dovuto a problemi della proprietà di allora. Il nuovo corso della Comar inizia nel 1998, quando Massimo e Flavia Guardigli ne acquistano il nome e la tecnoligia.

Con l’avvento della attuale dirigenza, l’azienda si pone nuovi traguardi. Il mercato, infatti, ha subito negli ultimi anni un’evoluzione imprevedibile che ha portato alcuni cantieri ad organizzarsi per produrre barche in migliaia di esemplari, con una accanita guerra al ribasso dei prezzi.

Questo processo porta, però, a un progressivo decadimento della qualità finale del prodotto a causa di una semplificazione dei criteri produttivi talvolta eccessiva.

Proprio in questo la rinnovata Comar individua un nuovo settore del mercato nautico dove, al rifiuto nei confronti di un’offerta eccessivamente standardizzata, si accompagna la ricerca di un prodotto personalizzato e di qualità. I primi modelli riprendono il percorso da dove era stato lasciato: al 43 Genesi, che conferma il gradimento del mercato, vengono affiancati altri modelli di successo come il 38, il 50, il 54 e il 65, quest’ultimo su carena di Bruce Farr, primo maxi della storia Comar.

In seguito il progettista napoletano Sergio Lupoli disegna due nuovi modelli, il 33 e il 36, barche sportive ed eleganti che si comportano con onore in numerose regate internazionali. Ma ecco che lo stile e il livello qualitativo dei Comet sta per subire un repentino cambiamento. Andrea Vallicelli, storico progettista di molti Comet precedenti, presenta un disegno talmente avanti da sembrare quasi un azzardo: è il Comet 51 Sport, un cruiser-racer aggressivo dal design inedito e accattivante.

Il successo di pubblico e di critica è immediato: questo incoraggia la Comar a fare nuovi importanti investimenti. La gamma si rinnova completamente con l’avvento dei modelli 45, 41 e 38 Sport, progettati sullo spirito del 51, tutte barche apprezzate dai clienti per il design e la qualità che, negli ultimi anni, stanno confermando le ottime prestazioni con la vittoria di prestigiosi trofei internazionali.

Gli anni più recenti hanno anche evidenziato un crescente gradimento del pubblico nei riguardi della tipologia “deck saloon”, ovvero imbarcazioni con tughe panoramiche le quali, tramite ampie finestrature, rendono particolarmente luminosi gli ambienti interni. Come al solito la Comar affronta il tema con una visione originale: nascono i Raised Saloon, ovvero come abbinare la funzionalità di una luminosa deck house a forme veramente sportive. Il 52 e il 62, sempre su progetto dello studio Vallicelli, rappresentano i primi due modelli di una linea destinata a crescere in misure e numeri produttivi. In questi anni il cantiere sviluppa nuove tecnologie costruttive ma sempre nell’ottica di mantenere un ampio grado di artigianalità, questo per consentire la possibilità di personalizzare i propri modelli secondo le più svariate esigenze di ogni armatore, un’impostazione che rende Comar Yachts una struttura elastica capace di soddisfare i propri clienti e sempre pronta ad affrontare con successo le sfide del futuro ora rappresentate dai nuovi 100rs e 85rs.

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